Nel dibattito pubblico europeo, sempre più segnato da polarizzazione e semplificazioni, l’intervento di Elena Basile sulle pagine de Il Fatto Quotidiano riporta al centro una critica radicale al paradigma dominante.
Nel suo articolo, l’ex ambasciatrice denuncia il clima culturale e politico che si è consolidato in Occidente, in cui la narrazione della guerra e delle relazioni internazionali appare sempre più costruita su logiche propagandistiche, prive di reale analisi storica e geopolitica.
Secondo Basile, il pensiero occidentale si è progressivamente irrigidito in una visione manichea, dove il nemico viene demonizzato e ogni complessità rimossa. In questo quadro, la NATO non rappresenterebbe più un’alleanza difensiva, ma uno strumento di proiezione politica e militare che condiziona profondamente le scelte europee.
Particolarmente dura è la critica al comportamento delle classi dirigenti europee, accusate di sostenere posizioni contraddittorie: da un lato proclamano la difesa del diritto internazionale, dall’altro appoggiano o tollerano conflitti e violazioni che minano proprio quell’ordine giuridico.
Il risultato, secondo l’analisi proposta, è un progressivo smarrimento dell’identità europea, sempre più subordinata a logiche esterne e incapace di esprimere una visione autonoma. Un’Europa che, anziché farsi promotrice di mediazione e diplomazia, rischia di contribuire all’escalation dei conflitti.
Questo intervento si inserisce nel solco delle riflessioni sviluppate da Basile nel suo saggio Approdo per noi naufraghi, dove il tema centrale è proprio il declino del multilateralismo e la crisi morale dell’Occidente.