Rassegna stampa: Elena Basile tra Europa, Russia, guerra e crisi del consenso occidentale

Tra maggio e luglio 2026 Elena Basile è intervenuta più volte sulle pagine de Il Fatto Quotidiano, alla radio e su La Fionda, sviluppando un filo conduttore comune: la critica alla politica estera europea, al riarmo, alla progressiva riduzione degli spazi del dissenso e a un sistema politico-mediatico che, secondo l’ex ambasciatrice, tende a dividere artificialmente il dibattito in schieramenti contrapposti senza mettere realmente in discussione le scelte strategiche dell’Occidente.

Nel suo articolo del 16 maggio 2026 sul Fatto Quotidiano, intitolato “Ue malata di russofobia e Trump attore da farsa”, Basile parte dalla polarizzazione del discorso pubblico sulla Russia. L’autrice contesta una rappresentazione delle relazioni internazionali fondata sulla contrapposizione permanente tra “buoni” e “cattivi” e sostiene che, soprattutto nel campo progressista europeo, sia diventato difficile interrogarsi sulle responsabilità occidentali nella guerra ucraina o sulla possibilità di una mediazione. Al tempo stesso critica Donald Trump, descritto come un protagonista imprevedibile di una politica americana che continua a muoversi all’interno di interessi e apparati più profondi. Il punto centrale è ancora una volta la necessità, per Basile, di recuperare autonomia di giudizio, pluralismo e capacità diplomatica in un’Europa che giudica sempre più prigioniera di una logica bellicista.

Il 26 giugno 2026, sempre sul Fatto Quotidiano, Basile firma invece il reportage “Mosca ama l’Europa che l’ha tradita”, scritto dopo un viaggio nella capitale russa. L’articolo nasce dall’esperienza diretta dell’autrice, che racconta di essersi recata in Russia senza incontri con la leadership politica, privilegiando invece il contatto con la società civile, il mondo universitario, imprenditori e membri della comunità italiana. Basile descrive una Mosca lontana dall’immagine di un Paese prossimo al collasso e sottolinea la capacità della Russia di adattarsi alle sanzioni attraverso nuovi rapporti economici con Cina, India e Paesi BRICS. Nel suo racconto emerge inoltre un sentimento che l’autrice definisce diffuso tra molti interlocutori russi: non tanto un rifiuto dell’Europa, quanto la convinzione di essere stati traditi da un continente con il quale esistevano rapporti economici, culturali e politici profondi. Il viaggio diventa così l’occasione per interrogarsi sulle conseguenze della rottura tra Russia ed Europa e sulle possibilità, ancora esistenti secondo Basile, di ricostruire in futuro una relazione.

Questo tema ritorna con forza nell’intervista rilanciata il 14 luglio 2026 dal Fatto Quotidiano, dopo l’intervento di Basile ai microfoni di Battitori liberi su Radio Cusano. Il titolo riassume la sua posizione: “Un’Europa sana dovrebbe ricucire con Russia e Iran”. Basile denuncia quella che considera una contraddizione strutturale del sistema politico occidentale: una parte del centrosinistra è disposta a criticare Netanyahu e la condotta israeliana a Gaza, ma resta rigidamente schierata sulla guerra contro la Russia; una parte delle destre è invece più aperta alla mediazione con Mosca, ma assume posizioni radicalmente filoisraeliane e ostili nei confronti del mondo palestinese e islamico.

Al centro dell’intervento vi è soprattutto la questione ucraina. Basile ribadisce che una vera trattativa dovrebbe necessariamente affrontare il tema della neutralità dell’Ucraina e ricorda come, durante la propria attività diplomatica, l’Italia sostenesse una linea più prudente rispetto all’ingresso di Kiev nella NATO. Rispondendo a un ascoltatore che la accusa implicitamente di essere filorussa, l’ex ambasciatrice rivendica invece di considerarsi «filo Ucraina», proprio perché ritiene che il popolo ucraino abbia pagato un prezzo enorme per una guerra condizionata da interessi geopolitici esterni. Nello stesso intervento torna anche sull’Iran, sostenendo che l’Europa dovrebbe perseguire i propri interessi attraverso la diplomazia anziché seguire automaticamente le strategie statunitensi e israeliane.

La riflessione si allarga ulteriormente nell’articolo pubblicato il 24 luglio 2026 su La Fionda, “Entrare nelle crepe: guida alla resistenza civile contro l’1%”. Qui il discorso geopolitico si intreccia a una critica più ampia del sistema politico, sociale ed economico occidentale. Basile sostiene che destra e centrosinistra, nonostante differenze culturali e retoriche, condividano alcuni elementi fondamentali: atlantismo, neoliberismo, subordinazione agli interessi finanziari e crescente militarizzazione.

Secondo l’autrice, le destre intercettano soprattutto il malessere delle fasce sociali penalizzate dalla globalizzazione, alimentando però nazionalismo, gerarchie sociali e ostilità verso migranti e palestinesi. Il centrosinistra, invece, si presenta come progressista sui diritti, sull’ambiente e sulle disuguaglianze, ma finisce – nella lettura di Basile – per sostenere le stesse strutture economiche e geopolitiche che producono guerre, privatizzazioni, riarmo e indebolimento dello Stato sociale.

La domanda diventa quindi politica: come costruire un dissenso che non venga assorbito, frammentato o neutralizzato? Basile invita le realtà critiche a superare divisioni e personalismi, a costruire strumenti d’informazione realmente indipendenti e a rivolgersi soprattutto a quella larga parte della società che ha smesso di credere nell’alternanza tra gli schieramenti tradizionali. Le “crepe” del titolo sono gli spazi aperti dalla crescente distanza tra élite e popolazione: luoghi nei quali, sostiene, può ancora inserirsi una resistenza civile capace di opporsi al riarmo, alla concentrazione della ricchezza e alla distruzione dei beni comuni.

Letti insieme, questi quattro interventi restituiscono un quadro coerente del pensiero di Elena Basile in questa fase: ritorno della diplomazia, critica della russofobia, opposizione al riarmo, ricerca di un rapporto autonomo dell’Europa con Russia e Iran, difesa del pluralismo dell’informazione e costruzione di una nuova rappresentanza politica del dissenso. Sullo sfondo resta la stessa domanda: quale spazio può ancora avere un’Europa indipendente, sociale e orientata alla pace in un sistema internazionale sempre più polarizzato?

Le fonti:

https://www.lafionda.org /2026/07/24/entrare-nelle-crepe-guida-alla-resistenza-civile-contro-l1

https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/07/14/elena-basile-europa-russia-iran-gaza-gentiloni-ucraina-guerra-riarmo/8448377

Germana Falcone

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